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Postato il Domenica, 27 dicembre @ 10:41:48 CET di nuzzo

Ru 486:una scelta consapevole.

Katyn:la verità nascosta.

Alla radice delle nostre feste:Il Solstizio d'inverno.

 



Ru 486; una scelta consapevole.

 L'Agenzia Italiana del Farmaco ha concesso la commercializzazione in Italia della pillola ru486 tra i banchi delle nostre farmacie, allineandosi con il resto dei paesi europei, dove questa è in commercio da diverso tempo. Nonostante la diffusione della pillola, l'arrivo a questa  decisione non è stata facile. E’stata causa di lunghe discussioni e dibattiti politici che hanno tirato in ballo anche la legge 194. Al centro di queste discussioni  è stata posta la salute della donna, meno rilievo è stato dato all’aspetto etico riguardante la distribuzione e l’uso di questo farmaco.La ru486 induce l'espulsione del feto, grazie a un cocktail di farmaci,  senza ricorrere a nessun intervento chirurgico. Per questo al mondo intero è stato presentato come il metodo più facile, veloce e meno invasivo per praticare un aborto, ma le testimonianze di donne che sono già ricorse all'uso della pillola, rivelano quanto distruttivo possa essere sia al livello fisico che psicologico il suo utilizzo.Tale pillola attiva nel corpo della donna un processo contro natura, perché se naturale è che l’embrione sano cresca in un ventre materno, non è naturale che questo venga costretto ad abbandonarlo. Non si può quindi pensare che questa pillola permetta un aborto facile e poco doloroso, anzi bisogna scontrarsi con la realtà che la donna debba vivere tutto il travaglio di questa espulsione, costretta a sopportare fortissimi dolori addominali ed emorragie, e sopportarli fino in fondo, fino a trovarsi faccia a faccia con quell’embrione che portava dentro di sé. Frequenti sono le depressioni post abortive già con la tecnica chirurgica, si pensi quanto può essere distruttivo per una donna, per una ragazza o per un’adolescente sentire sommarsi al peso psicologico il fortissimo dolore fisico, quel dolore di  una separazione forzata della madre dal suo bambino. Le discussioni sulla 194 hanno portato al raggiungimento di alcuni obiettivi, uno di questi è l'assistenza medica garantita e il ricovero ospedaliero obbligatorio per le donne che ne decideranno l'utilizzazione, per essere tutelate da eventuali complicazioni. La commercializzazione della ru486 per molti è considerata il raggiungimento di un importante traguardo di civiltà, che allinea l'Italia alle altre nazioni europee. Ma i traguardi di civiltà non dovrebbero coinvolgere la salute delle persone e andare a scapito di queste, sviluppo culturale vuol dire agire in sintonia con la natura e saperne ricavare il meglio. La civiltà di un paese non si misura sugli aborti annui grazie alle ru486, ma sull'assistenza alla maternità, alla gravidanza, alle giovani coppie che in condizioni di incertezza economica  decidono comunque di costruire una famiglia. LF

Katyn, la verità nascosta.

Sappiamo bene che non sempre i libri ed i media in generale ci raccontano la verità dei fatti realmente accaduti. Ma la verità seppur taciuta o falsificata dopo tanti anni emerge e rende giustizia a chi ha subito torti, infamie e tragedie familiari. E’il caso di Andrzej Wajda, regista di “Katyn”, film nel quale viene raccontata la deportazione e lo sterminio nel 1940, di 15.000 soldati polacchi, da parte dell’Armata Rossa sovietica. Trasportati nella foresta vicino Katyn, furono uccisi tutti con un colpo di pistola nello stesso punto della testa e poi gettati in una fossa comune. In questa strage il regista perse il padre, motivo per cui ha sentito il dovere di rendere nota attraverso un film, una verità per troppo tempo ignota e falsata. Infatti nel 1943 furono i tedeschi a ritrovare le fosse anche se poi i Russi a guerra vinta scaricarono su di loro la colpa del massacro. Prima di essere nemici la Rusia di Stalin e la Germania di Hitler erano complici nella spartizione della Polonia che fu divisa a metà tra l'occupazione nazista e quella comunista. Poi i complici diventarono avversari ed a guerra finita l'Unione Sovietica, dal tavolo dei vincitori, si scaricò delle responsabilità del massacro addossandole alla Germania. Soltanto intorno agli anni 90 e poi con la caduta del muro di Berlino, la verità è potuta venire a galla. Quella verità che Wajda nel suo film ci racconta attraverso uno struggente dramma familiare (come del resto fu per lui).Protagonista infatti, è il dolore di una bimba che insieme alla madre, cerca di convincere invano il padre, ufficiale di Cavalleria dell’esercito polacco , ad abbandonare la difesa della Polonia dall'invasione russa; diventati poi prigionieri dei russi si perde ogni notizia degli ufficiali polacchi. Qualche tempo dopo avranno la notizia della morte a Katyn e vivranno il dramma di non poter far sapere la verità pena la loro vita. Un film molto crudo e molto simile agli eventi drammatici vissuti dalla nostra Patria con la Jugoslavia di Tito. Perché è con quella stessa freddezza e crudeltà che le armate con la stella rossa pianificano la pulizia di una intera classe sociale al fine di sostituire nell'amministrazione pubblica persone di stretta osservanza del partito comunista. Un momento di riflessione è ciò a cui ci porta la visione di questo film che è sicuramente l’intento di Wajda. Ultima riflessione sui media:“Katyn”, prodotto nel 2007 esce nelle sale soltanto nel febbraio di quest’anno, restandoci per poco e non avendo la pubblicità meritata. Noi che l’abbiamo visto consigliamo a tutti di noleggiare/comprare il dvd, perché è soltanto attraverso una piena conoscenza degli eventi che hanno fatto la storia che potremo costruire saldamente il nostro domani!MPP


 Alla radice delle nostre Feste: Il Solstizio d’inverno.

Per migliaia di anni i nostri antenati hanno festeggiato e celebrato con dei rituali le stagioni dell'anno.Tra questi vi è il Solstizio d'inverno, 21 dicembre, giorno in cui il sole inizia a risorgere per poi raggiungere il suo massimo splendore nel Solstizio d'estate, 21 giugno.Ma il 21 dicembre il giorno  è più corto dell’anno ed è proprio in questa notte che le comunità si radunano, si incontrano per aspettare e festeggiare il "ritorno" della luce, parlando, ridendo e satireggiarsi senza le restrizioni ed i confini sociali e culturali di tutti i giorni.Si sospendono tutti i lavori proprio per riunirsi, per ritrovarsi e rinnovare così il proprio rapporto con la terra ed i suoi ritmi vitali. Anche gli antichi Romani celebravano il Solstizio d'inverno nella data del 25 dicembre, giorno conclusivo dei Saturnali.Il culto del Dio Sole, infatti, a Roma era di origine molto antica, probabilmente etrusca. Sicuramente sotto l'Imperatore Augusto e, poi,  Severo il culto del Dio Sole si ufficializzò e tra i modi di festeggiare il solstizio vi era quello di addobbare le case ed i luoghi pubblici di alberi sempreverdi, di riunirsi, banchettare, lasciarsi trascinare dai divertimenti e soprattutto ad essere generosi verso gli altri.Le stesse usanze si ritrovano tra le popolazioni del nord-europa, dove soprattutto l'Albero è al centro dei festeggiamenti del Solstizio sia perchè dovrà essere esposto, addobbato di candele e ghirlande sia perchè alcuni ceppi dovranno essere accesi durante la notte e mantenuti tali fino al sorgere del sole.Queste poche righe permettono di renderci conto di quante usanze si sono tramandate per millenni fino ai giorni nostri. Oggi tutti noi siamo colpiti dall'aspetto commerciale di questo periodo molto particolare dell'anno mentre sarebbe opportuno conoscerne e tramandarne il vero significato perchè molto profondo e riconciliativo.


 
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